Tassa di soggiorno

L’imposta di soggiorno, tutto ciò che c’è da sapere

Definita, erroneamente, tassa, è invero un tributo locale a carico di chi soggiorna (o pernotta) in una struttura ricettiva in uno di quei comuni in cui è stato istituito.

Chi è obbligato al versamento

Come appena specificato, il tributo viene versato dal turista e non dal gestore dell’hotel, ma sono previste delle esenzioni.

L’importo complessivo riscosso va convogliato nelle casse comunali affinché venga reinvestito, come da normativa, in ambito turistico.

Questo metodo di riscossione è un escamotage o, comunque, un modo per non gravare i residenti di ulteriori dazi, ma ottenendo del denaro per alimentare il patrimonio artistico nazionale, che necessita di interessamento continuo.

Storia ed evoluzione dell’imposta di soggiorno

L’imposta nasce circa un secolo fa, nel 1910, ma viene applicata solamente in alcune tipologie di comuni, tra cui stazioni termali e balneari.

È il Regio decreto legge del 24 novembre 1938 a estenderla a tutte le località turistiche della nazione, mantenendola in vigore fino al 1988. Anno in cui diventa preponderante un dubbio: se, il pagamento della tassa, possa alimentare o far diminuire il turismo ricettivo.

Non è una domanda peregrina dato che, 

L’imposta di soggiorno fa aumentare o diminuire il turismo ricettivo?

In prima battuta pare quasi ovvio pensare che, l’aumento dei prezzi – seppur lieve – possa disincentivare il flusso. Tuttavia, ricordando che tutto il ricavato viene reinvestito nel settore turistico, che abbisogna di energia economica (specialmente per reggere la concorrenza dei paesi esteri) torna ad avere un senso anche l’imposta.

Per tentare di dare una risposta, ci si può rifare all’unico caso di scuola: l’abolizione della tassa, avvenuta nel 1988.

Il caso del 1988

L’obiettivo che ha condotto a questa decisione era quello di allentare i costi sostenuti dai visitatori, anzi: sperando di alimentarli, specialmente in vista di un evento internazionale quale i mondiali di calcio del 1990.

Il tentativo empirico di darsi delle risposte, ne ha date. Ma non quelle sperate! L’incrocio dei dati in merito alle presenze turistiche del periodo, denota anzi un calo delle presenze turistiche generali: mentre il biennio 1987/1988 segnava un elevato trend positivo con un incremento di circa 5 milioni di presenze, il passaggio al 1989 porta addirittura una decrescita di 1 milione di vacanzieri.

La reintroduzione dell’imposta di soggiorno

A seguito del federalismo fiscale comunale, con la legge n. 42/2009, si sviluppano numerose idee atte a incentivare una maggiore autonomia degli enti locali.

Ne consegue, quasi ovviamente, la reintroduzione  dell’imposta di soggiorno per mezzo di due norme:

  • il decreto legge 31 maggio 2010 n. 78, valido solo per la città di Roma,
  • il decreto legislativo 14 marzo 2011 n. 23, contenente i principi che avrebbero definito i punti cardine della tassa così come attualmente in vigore.

Dal 2012, sono svariati i Comuni che hanno scelto di ricorrere all’imposta di soggiorno.

Modalità di applicazione

L’imposta di soggiorno può essere istituita solo dai Comuni turistici, le città d’arte e i capoluoghi di provincia.

Si caratterizza per un elevato grado di personalizzazione a livello locale dei parametri più importanti. Infatti è l’Ente comunale che decide le tariffe, le esenzioni e le varie scadenze. Ciò, che rientra appieno nell’alveo del federalismo fiscale, permette al Comune di delineare la “strategia”, anche in base alla conoscenze capillare delle particolarità e delle esigenze del territorio.

Le tariffe, le esenzioni e le varie scadenze dell’imposta di soggiorno sono decise dalle varie amministrazioni locali in seduta di consiglio comunale, creando un certo squilibrio: dagli hotel di lusso romani (oltre 5 euro) a poche decine di centesimi nei bed and breakfast di alcuni piccoli comuni.

Il tipo di struttura incide sulla cifra: tanto più è semplice, tanto più è bassa la seconda, come anche la durata del soggiorno.

Ogni regolamento comunale definisce le tariffe, ma nel caso anche eventuali esenzioni:

  • bambini/ragazzi,
  • disabili e accompagnatori,
  • autisti,
  • volontari durante eventi calamitosi,
  • forze dell’ordine in servizio,
  • etc.

Infine si ricorda che non è il gestore della struttura ricettiva a dover pagare tale imposta, ma i suoi clienti. Il ruolo del gestore è quello di applicare l’imposta ai turisti, incassarla e riversarla nelle casse comunali. La conseguenza è che in questo modo il gestore diventa, a tutti gli effetti, un agente contabile.

La sentenza 22/2016

La Corte dei Conti ha uniformato le interpretazioni sulla posizione degli operatori turistici, ufficialmente qualificati come agenti contabili e quindi soggetti a due importanti conseguenze:

  • obbligatorietà della presentazione, entro il 30 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento, del conto di gestione dell’agente contabile, detto più comunemente Modello 21;
  • la seconda ripercussione è dovuta alle differenti sanzioni e condanne cui incorrono gli agenti contabili rispetto ai sostituti d’imposta per quanto riguarda il lavoro di riscossione. L’agente contabile, infatti, quando maneggia denaro pubblico, è soggetto alle leggi legate al peculato, quindi di natura penale.

Curiosità: perché imposta e non tassa

Come abbiamo detto in precedenza “l’imposta di soggiorno” viene anche più comunemente chiamata “tassa di soggiorno”.  Sebbene sia una espressione ormai comune, è tuttavia impropria. E ce lo si spiega andando a evidenziare qual è la differenza tra l’una e l’altra, nel nostro ordinamento.

Tasse

Le tasse vengono pagate dai cittadini privati allo Stato (o agli enti pubblici minori) in cambio di un determinato servizio (per esempio le tasse scolastiche o le concessioni governative).

Imposte

Le imposte sono un prelievo coattivo di ricchezza nei confronti di tutti i contribuenti. A differenza delle tasse, non c’è un corrispettivo da parte dello Stato, né una contropartita. Vengono calcolate sulla base della capacità contributiva del singolo e hanno come scopo quello di alimentare servizi volti alla collettività.

Chiaro è che l’imposta di soggiorno non è da considerarsi “tassa” ma “imposta”, in quanto è pagata dal turista al comune in cui si trova la struttura ricettiva in cui lui stesso ha deciso di soggiornare in base alle proprie preferenze ed esigenze e i cui proventi sono destinati al miglioramento del settore turistico locale, e non in cambio a determinati servizi particolari.

Pro & contro dell’imposta di soggiorno

Il tema dell’imposta di soggiorno è spesso controverso, specialmente quando le strutture ricettive vengono colte di sorpresa dai propri Comuni. Indubbiamente, le associazioni di categoria hanno giocato un ruolo cruciale. Ricordiamo che nel Belpaese, il turismo è un vero e proprio settore industriale, quindi l’imposta di soggiorno, vista su larga scala, è una risorsa che favorisce la crescita economica dell’intera  penisola.

L’amministrazione pubblica sa di avere un tesoretto da cui attingere, quindi, e sa che dovrà farlo in maniera profittevole e vantaggiosa per il territorio, sviluppando politiche di valorizzazione, implementando l’offerta di servizi, migliorando il comparto turistico locale (il che, a sua volta, porterà nuovi e ulteriori introiti e diventerà una cascata perenne).

Imposta di soggiorno in giro per il mondo

L’imposta di soggiorno non è un tributo tutto italiano ma è applicata, con alcune varianti, dalla maggior parte dei Paesi industrializzati, come ad esempio

  • Giappone
  • USA
  • Francia
  • Germania
  • Belgio
  • Olanda
  • Spagna
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