I ponti più belli d’Italia: eccone alcuni!

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Spesso, nei blog dedicati al turismo, si parla delle bellezze naturali di un luogo.

Eppure a rendere spettacolare un posto non è (solo) la natura ma anche la mano dell’uomo il quale, quando ci si mette, può realizzare delle opere sorprendenti per ingegneria e design. E, con un buon impegno, anche perfettamente incastrate nell’ambiente circostante.

Tra le icone più riconoscibili di una località, i ponti.

Costruiti per il passaggio tra due zone – che fosse per scambi commerciali o semplice espansione urbanistica, talvolta ormai chiusi per preservarli dall’usura, i ponti sono comunque monumenti decisamente affascinanti.

Vediamone alcuni!

Ponte di Tiberio di Rimini

In realtà ponte di Augusto e Tiberio, sovrastava il fiume Marecchia prima della sua deviazione.

Venne costruito tra il 14 d.C. – sotto Augusto – e il 21 d.C. – durante il governo di Tiberio – il che ne spiega il nome e segna l’inizio della via Emilia, che giunge a Piacenza, e della Popilia-Annia che giunge ad Aquileia.

Il ponte è stato progettato seguendo lo stile sobrio e armonico dell’Arco di Augusto, con il quale condivide il materiale di costruzione (pietra d’Istria).

La struttura è composta da cinque arcate a tutto sesto con delle edicole cieche tra le imposte degli archi.

Le dimensioni degli archi crescono via via verso il centro, culminando in quello più grande.
Ai bordi della pavimentazione sono presenti alcune lastre di pietra con iscrizioni latine.

Sulla balaustra lato monte si rincengono due tacche rassomiglianti dei piedi caprini e così si gridò all’ennesimo “Pnte del diavolo”. In realtà è più probebile che siano incavi per il fissaggio di carrucole.

Un’altra leggenda vuole che il ponte di Tiberio sia stato l’unico che, durante la seconda guerra, i tedeschi non siano riusciti a demolire.

Negli ultimi anni è stata prevista la graduale pedonalizzazione della struttura, che avverrà a breve.

La sua rilevanza è tale da campeggiare anche nello stemma cittadino.

Ponte di Fermignano

Il ponte romano di Fermignano (PU) è un ponte in pietra a tre arcate che attraversa il Metauro, nelle Marche.

Nonostante la prima menzione risalga al 1364, la tradizione lo vuole edificato in epoca romana. Anche perché la tipologia dei piloni del ponte e dei suoi cunei frangicorrente ricorda quella di alcuni ponti romani presenti lungo la Via Flaminia.

La tecnica costruttiva, tuttavia, con blocchetti di pietra intervallati da tratti in mattoni, è analoga a quella dell’adiacente torre medievale.

A comprovare l’origine romana alcune fonti secondo le quali, durante la guerra gotico-bizantina nel VI sec. d.C., esisteva un passaggio sul fiume proprio laddove ora sorge Fermignano.

La torre, come detto, è medievale. Nota come “torre delle milizie” viene menzionata la prima volta in un documento del 1418 quando ospitò un formale consiglio cittadino.

Non si nega che questa torre, ormai simbolo e – insieme con il ponte – complesso di controllo dei transiti e di difesa della città in realtà sia stata costruita sulle ceneri di una precedente, sempre di epoca romana.

Famosissima la cartiera che venne costruita accanto alla torre nel 1407, alimentata dalle acque del Metauro. I proprietari, Duchi di Urbino, nel 1507 la donarono alla Cappella Musicale del SS. Sacramento di Urbino. Intorno al 1915 fu trasformata in lanificio.

Ponte di Rialto di Venezia

Il Ponte di Rialto, a Venezia, è uno dei quattro ponti che attraversano il Canal Grande ed è anche il più antico e famoso (gli altri tre sono il ponte dell’Accademia, il ponte degli Scalzi e il ponte della Costituzione).

Rappresenta l’evoluzione di una serie di strutture fatte realizzare dall’amministrazione comunale a partire dal primo tentativo di congiungere le sponde, che era costituito da un ponte di barche.

Il primo vero ponte fu opera di Nicolò Barattiero, che costruì un’opera poggiante su pali in legno. Lo chiamarono ponte della Moneta poiché all’estremità orientale, sorgeva l’antica Zecca.

L’edificazione del ponte si è riproposta più volte nei secoli a causa dei danni e dei cedimenti avvenuti nel corso del tempo.
Un anno, per esempio, crollò per l’eccessivo peso della folla accalcata per assistere al passaggio della sposa del marchese di Ferrara.

Nel 1503 si prese in considerazione l’idea di una struttura in pietra, che cedette nuovamente. Solo nel 1587, con l’indizione di un secondo concorso, venne scelto un progetto (quello del Da Ponte) preferito agli altri perché proponeva un ponte a una sola arcata.

Ponte S. Angelo di Roma

Questo ponte collega la piazza di Ponte S. Angelo al lungotevere Vaticano nei rioni Ponte e Borgo. Nacque dalla volontà di Adriano di collegare il suo mausoleo alla riva sinistra e, nel 134, venne progettato da un tal Demetriano.

Lo costruirono in peperino con travestimento in travertino e a tre arcate (una delle quali chiamata testicolare) e ci si accedeva mediante delle rampe dalla riva.

Le stesse rampe erano sostenute da delle arcate minori (tre sulla riva sinistra e due sulla destra). L’opera di realizzazione degli argini del fiume ne comportò la sostituzione con delle arcate più moderne.

La storia del ponte è piena di momenti segnanti: nel 472 le truppe germaniche di Ricimero lo varcarono per espugnare la parte orientale di Roma, difesa da Antemio.
Nel medioevo, invece, agevolò il passaggio dei pellegrini diretti a San Pietro (e difatti poi venne anche ribattezzato pons Sancti Petri).

L’attuale nome viene dal periodo del papato di Gregorio Magno (VI secolo) durante il quale il mausoleo di Adriano divenne Castel Sant’Angelo.

Nel 1450 la calca di pellegrini fu tale da comportare il cedimento delle balaustre e da quel momento una serie di innovazioni e cambiamenti coinvolsero il ponte. L’abbattimento di alcune casa alla testata, ad esempio, per permettere un maggior deflusso dei pellegrini.

Successivamente furono costruite due piccole cappelle rotonde (in onore di S. M. Maddalena e SS. Innocenti), ma abbattute per motivi di difesa.

Più macabra la piazza del Ponte: ove, a lungo, furono eseguite le pene capitali esponendo i corpi dei condannati a morte, quale monito.

Nel 1535 papa Clemente VII fece collocare all’ingresso del ponte le statue dei santi Pietro e Paolo, cui fecero seguito altre: i quattro evangelisti e i patriarchi Adamo, Noè, Abramo e Mosè.

Nel 1669 papa Clemente IX chiese al Bernini di disegnare un nuovo parapetto che alloggiasse dieci statue raffiguranti Angeli che portano gli strumenti della Passione, scolpite dagli allievi dello stesso Bernini.

Purtroppo, delle precedenti, oggi rimangono solo le statue dei S. Pietro e S. Paolo.

Ponte Milvio di Roma

Ponte Milvio (o ponte Molle/Mollo) si trova sul Tevere in asse con il primo tratto urbano di via Flaminia e collega due quartieri: Parioli (da piazzale cardinal Consalvi) a quello della Vittoria (piazza di Ponte Milvio).

Venne edificato laddove il Tevere entrava nella Roma antica da nord e, fino al XX secolo, la zona è rimasta poco urbanizzata al contrario di quella che è l’attuale situazione.

Il ponte traghetta dalla parte opposta del Tevere laddove la via Flaminia riprende, ma si dirama anche la Cassia. Nel tempo, quindi, il ponte era passaggio obbligato per chi volesse lasciare l’Urbe per la Toscana o la sponda adriatica.

La denominazione popolare di ponte mollo deriva dalla consuetudine di essere sempre il primo a dessere sommerso – finire a mollo – durante le piene.

La prima traccia del ponte si ha nel 207 s.C., menzionato nel racconto della battaglia del Metauro durante la seconda guerra punica.
All’epoca era sicuramente ancora in legno e il suo nome probabilmente derivava da un Molvius (della gente Molvia) che l’aveva fatto costruire.

Fu Marco Emilio Scauro a ricostruirlo in muratura nel 110-109 a.C.

Importante fu la battaglia di Ponte Milvio, nel 312, che vide Costantino I e Massenzio scontrarsi nel circondario. Leggenda narra che Costantino vide una croce con la scritta In hoc signo vinces, che lo incoraggiò alla lotta e all’adozione della religione cristiana come ufficiale dell’impero.

Anche ponte Milvio ha subito danneggiamenti e restauri: nel 1429 i primi, grazie a Papa Martino V, che eliminarono le parti in legno e demolirono la fortificazione medievale.

Nel seicento si ollocò, all’imbocco sud, il gruppo raffigurante il battesimo di Gesù, dello scultore barocco Fracesco Mochi (oggi sostituito da una copia).

Anche Pio VII contribuì ai lavori di restauro il quale, nel 1805, affidò l’onere al Valadier. Questi ricostruì le arcate alle estremità, che erano state sostituite da ponti levatoi in legno, ed edificò all’imbocco settentrionale una torre in stile neoclassico.

Garibaldi nel 1849 lo face saltare per fermare i francesi e Pio IX lo restaurò l’anno successivo, aggiungendovi una statua dell’Immacolata – di Domenico Pigiani.

L’inaugurazione del vicino ponte Flaminio nel 1951 deviò buona parte il traffico veicolare, fino alla completa pedonalizzazione del ’78.

Dall’uscita del film Ho voglia di te, in cui i protagonisti apponevano un lucchtto come segno del loro amore, molte coppie hanno replicato lasciando lucchetti su tutta la struttura.

Nel 2007, a sguito della rottua dei lampioni dovuta al peso dei lucchetti, questi sono stati rimossi definitivamente nel 2012.

Ponte dei Sospiri di Venezia

Il ponte dei Sospiri – che dista davvero poco da piazza San Marco – fu realizzato all’inizio del XVII secolo in pietra d’Istria, stile barocco, da Antonio Contin nipote di Da Ponte che a sua voltà costruì il ponte di Rialto.

Il nome pare derivare da una leggenda secondo cui i prigionieri, ai tempi della Serenissima, attraversandolo sospirassero consci del proprio destino, confinati nelle carceri.

Questo ponte, infatti, scavalca il rio di Palazzo collegando Palazzo Ducale e Prigioni Nuove e il suo scopo era quello di permettere ai reclusi l’accesso agli uffici degli Inquisitori di Stato per essere giudicati.Tante le fotografie di questa bellissima struttura, solitamente scattate dalle due migliori visuali: il ponte della Canonica e quello della Paglia.

Ponte del Diavolo di Cividale del Friuli

Il ponte fu costruito in pietra a partire dal 1442: è chiaramente visibile la ripartizione in due arcate e anche l’appoggio su un macigno naturale che si trova nel letto del Natisone.

Da lì, inoltre, è possibile bearsi della spledida vista di una gola.

Il ponte, alto 22.50 metri, poggia su tre pilone creando due archi di misure differenti, proprio per la posizione del masso che regge il pilone centrale.

Come in molti casi, anche questo ponte nacque dall’esigenza di sostituirne uno precedente fatto di legno. Fu Iacopo Dugaro da Bissone a progettarlo nel 1441. Ne seguì i laori fino alla morte, poi sostituito da un collaboratore, il quale morì a sua volta prima della lastricazione.

Due i successivi restauri, di cui l’ultimo a opera del Cabassi nel 1836.

Durante la ritirata di Caporetto l’esercito italiano lo distrusse, tentando di arrestare l’avanzata nemica (che, invero, era più intenzionato a raggiungere Udine che Cividale). Gli stessi austriaci ripensarono a ricostruirlo inalterato, inaugurandolo nel 1918. Fortunatamente, nel 1945 subì lievi danni a causa dei soldati tedeschi.

Il nome deriva da una leggenda popolare: il diavolo, richiamato dai cividalesi, acconsentì ad aiutarli nella realizzazione dell’opera a patto di ottenere l’anima della prima cratura che l’avesse attraversata. Ci mise solo una notte per la realizzazione (secondo un’altra versione li aiutò, collocando il macigno su cui poggia il pilone) ma i cittadini, beffandosi di lui, fecero passare sul ponte un animale.

Il patto era stato comunque rispettato e il diavolo se ne andò

Ponte Pallotta di Comacchio

Il ponte Pallotta, ovverosia il complesso architettonico dei Trepponti, è il più rinomato di Comacchio nonchè la sua opera d’arte più rappresentativa.

Si trova lungo l’antico canale navigabile Pallotta, da cui prende il nome, che conduceva al mare Adriatico ed era la porta fortificata della città.

Lo volle fortemente il cardinale Giovanni Battista Maria Pallotta nel 1638, che lo affidò all’architetto ravennate Luca Danese, già coinvolto in un’ampia opera di riqualificazione urbanistica della città dopo anni di abbandono da parte degli estensi e di razzie dei veneziani.

Il cappuccino Giovanni Pietro da Lugano lo innalzò, così ora si compone di cinque scalinate in laterizio culminanti in un rialzo in pietra d’Istria.

Il suo unico arco accoglie la fine del canale che, da lì, si distribuisce nel centro storico formandone altri quattro: Salara, Sant’Agostino, Borgo e San Pietro.

Nei secoli vari sono stati gli interventi, specialmente di carattere estetico. Ancora oggi si possono ammirare, infatti, due torrette di guardia in cima alle scalinate posteriori e sei pilastrini sulle tre anteriori.

Ponte sospeso di San Marcello Piteglio

Il ponte sospeso delle Ferriere è una passerella pedonale che collega i due versanti del torrente Lima tra Mammiano Basso e Popiglio nel comune di San Marcello Piteglio.

Il ponte è stato realizzato attraverso strutture che appoggiano su quattro cavi di acciaio mantenuti in tensione.
Con i suoi 227 metri di lunghezza, dal 1990 al 2006 è stato inserito nel Guinness dei primati per essere il più lungo ponte sospeso pedonale al mondo. Titolo che perderà per il giapponese Kokonoe Yume Bridge.

L’idea di costruire tale ponte fu di Vincenzo Douglas Scotti, conte di San Giorgio della Scala. In qualità di direttore del laminatoio di Mammiano Basso della Società metallurgica italiana, decise di agevolare il transito degli operai tra Popiglio e ilversante opposto: tale struttura avrebbe evitato di percorrere circa 6 km per raggiungere il luogo di lavoro.

Il capo officina Filiberto Ducceschi seguì la realizzazione dei lavori per la parte meccanica, mentre Cesare Vannucci, capo dei muratori, supervisionò le opere murarie e di supporto.

Nel 1920 un èquipe di trenta uomini iniziò l’opera, ancorando i cavi. In seguito quindi fu possibile realizzare una passerella pedonale, costituita da tavoloni e reti metalliche incardinate alla struttura portante, che univa le due opposte rive del fiume Lima senza alcun sostegno intermedio.

Il Ponte dei Saraceni o di Carcaci

Ponte di pietra annoverato tra i trenta più belli d’Italia e collega Andrano (CT) a Centuripe (EN), presso il passo del Pecoraio.

Risale all’epoca romana, per poi essere stato ricostruito e modificato nel secolo XII sul Simeto. Si presume sia stato costruito in epoca normanna, nonostante venga definito “saraceno”.

Originariamente questo ponte portava a Catania da Troina, prima capitale del regno di Ruggero I di Altavilla. confermando l’importanza della sua collocazione.

Purtroppo il corso del tempo è stato inclemente: dell’antica struttura resta solo l’arcata maggiore, quella centrale ad arco acuto; altre, la più piccola a sesto acuto e un’altra a tutto sesto di origine probabilmente romana, furono distrutte dall’alluvione del 1948; il ponte è stato distrutto e ricostruito spesso, anche con forme e disegni diversi da quelli originari.

Ponte di Echallod di Arnad

Uno dei ponti più belli d’Italia, edificato ta il 1770 e il 1176, si trova lungo la via Francigena.

Progettato in pietra e malta in stile simil romanico, svetta sulla Dora Baltea con le sue tre arcate e la sua particolare struttura.

Una struttura simmetrica a schiena d’asino che poggia sui tre archi a tutto sesto, puntellati lateralmente da importanti contrafforti.

Un’edicola sulla spalla destra come protezione dei viandanti.

L’alluvione del 2000 lo danneggiò, ma venne riparato in seguito.


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